Sara il 5.10.2014 alla sua prima Mezza Maratona nell’anno delle operazioni

Sara la conosco da qualche anno. Frequenta la spiaggia in Liguria dove trascorre le vacanze una mia cara amica del liceo.

Quando ci ritroviamo tutte e tre con un matrimonio alle spalle iniziamo a fare cose insieme. Cene, sabati sera, viaggi.

E’ così che l’ho conosciuta durante la sua prima vita. Quella prima della malattia.

Sara è una donna molto intelligente, determinata, grintosa, molto realizzata dal punto di vista professionale. Il lavoro prende gran parte del suo tempo e delle sue energie.

Me la ricordo arrabbiata, molto arrabbiata col suo ex marito. Delusa. Forse rassegnata. Spesso in un alone di ansia.

Ho ancora in mente, e sorridiamo entrambe quando ce lo rammentiamo, di quella volta sull’ ascensore dell’albergo a Praga in cui mi dice,  con un tono dimesso, da speranza remota: “Mi piacerebbe innamorarmi di nuovo”.  Forse, chissà, se pensava che un nuovo amore potesse guarirla da quella rabbia e da quella delusione…

Poi la malattia.

Durante un normale controllo di routine le scoprono un tumore al seno che in un primo momento sembra relativamente semplice da risolvere. Tuttavia dopo la prima operazione l’importanza della situazione e la prospettiva di un secondo e decisamente più invasivo intervento la getta nello sconforto totale.

Sara pensa che la sua vita sia finita.

Ancora le sale l’emozione mentre mi racconta i particolari di quelle settimane, di quei mesi.

Decide di fare ciò che le viene detto essere necessario per i suoi figli, ancora ragazzini. Non per sé. Perché crede che le strade per la felicità per sé stessa si siano interrotte. “Chi mai mi vorrà più” pensa. Lei che desiderava un nuovo amore tutto da vivere. Anche il lavoro ne avrebbe sicuramente risentito.

Sara vede tutto nero e piange per giorni interi.

Sua mamma le ripete spesso, chissà con quale strana, ma forse buona intenzione : ”Niente sarà più come prima”.

Questa frase, che ogni volta che viene pronunciata scatena rabbia dentro di lei, in realtà sarà una delle molle che determinerà la sua reazione positiva di fronte al calvario che l’aspetta. Sara, infatti, scopre dentro di sé e dietro a quella rabbia la volontà di non arrendersi al fatto che tutto debba per forza cambiare e che debba per forza rinunciare a quello che ha.

Dall’altra parte Sara scopre accanto a sé tanti amici che le vogliono bene e che vanno contro corrente a quella frase. Cercano di farle credere che tutto può aggiustarsi se solo lei riesce a crederci e se riesce a reagire, smettendo di lasciarsi andare. E poi un angelo. Un chirurgo di quelli bravi che dice al momento giusto la frase giusta per lei.  “Vada a casa. Pianga tutte le sue lacrime. Quando ha finito torni. Io così non la opero.”

Come dire: Ho bisogno di lei per poterla operare. Così com’è non mi può aiutare.

E’ lì che Sara fa uno switch.

Pensa che può affidare le sue speranze a questo medico e sceglie di metterci qualcosa di suo per affrontare la malattia.

L’operazione va bene e poi iniziano le cure ormonali.

L’iter è lungo e le cure dureranno per molto tempo.

Ma qualcosa è oramai cambiato dentro di lei.

Tanto che alla fine dell’anno, al brindisi di S. Silvestro (in Birmania, perché ora la vita è da mordere e non si fa scappare più nulla, viaggi compresi) Sara dice: “Sai che non mi sento di dire che è stato un anno di XXXXX ?”

Incredibile! E’ la stessa Sara che credeva che la sua vita fosse finita?

No. E’ una Sara diversa. Diversa la vediamo noi amici, diversa la vedono i suoi figli, diversa si sente lei stessa.

Mi dice che ha imparato a mettere le cose nella giusta prospettiva e a dar loro il giusto peso. Prima si preoccupava per ogni piccolezza, sempre presa dall’ ansia, col bisogno di avere tutto sotto controllo. Ogni cambiamento era vissuto come una minaccia e come una prova per testare se fosse all’ altezza della nuova situazione. Ora nella sua testa c’è il mantra “Se ho superato questo uragano, posso superare tutto”.

Continua dicendomi che il cambiamento ora lo vive come un’opportunità. E le opportunità ora cerca di raccoglierle tutte. Dice: Prima molto spesso mi dicevo “E’ impossibile”. Ma non era vero. Ero io che mi ponevo dei limiti da sola. Sono troppo vecchia, troppo…., troppo…

Ciò che era impossibile ora mi dico che è possibile.

Ho capito che era una sciocchezza anche il fatto di pensare che era impossibile essere felice a causa del fatto che fossi sola. Ma non è per niente vero. Certo che si può. E ora sono anche più tollerante con me stessa. Volevo sempre essere al top, dovevo sempre dare il meglio di me, sempre, sempre di più. Ponevo l’asticella sempre più in alto. Nella vita, invece, bisogna avere il coraggio di essere quello che si è. Non riesco ad arrivare ovunque. Pazienza! Mi perdoneranno (Ride). Prima al lavoro mi sentivo in colpa pensando ai miei figli. Quando ero con loro mi sentivo in colpa perché non stavo lavorando. Ero sempre di corsa, sempre in affanno.

Le chiedo di riassumere in una breve frase il dono più grande che le ha fatto la malattia.

Sorride e mi dice: “Una sola frase? C’è sempre una possibilità”.

Mi spiega che disperarsi non serve. Quello che bisogna imparare a fare è spostare l’attenzione dal problema alle soluzioni.  Mi spiega che si incontrano degli angeli nei momenti bui. Arrivano per aiutarti ma occorre saper ascoltare perché questo incontro dia i suoi frutti.

La sua forza son stati i figli, la famiglia e i tanti amici. La rete amicale dice Sara è estremamente importante. Ma anche le passioni. Lei era presa dalla passione per il suo lavoro e per la corsa.

La malattia l’ha resa più sensibile verso chi soffre. Sente di dover restituire ciò che ha ricevuto in termini di comprensione e amore da chi le è stato vicino.

Per la cronaca: Sara dopo la malattia ha superato l’esame per diventare coach (il corso di coaching le è servito tantissimo per trasformare il suo approcciarsi alla vita) e si è dedicata sempre di più alla corsa.

Corre le maratone!  Niente di meno…. L’ultima quella di Milano di pochi giorni fa.

Correre ha un effetto positivo anche perché le permette di espellere le tossine delle cure ormonali e la tiene in forma.

Nonostante l’emozione sia salita forte più volte durante il suo racconto e nonostante la consapevolezza che un po’ di paura durante i controlli ancora la colga Sara è serena e ha la luce negli occhi. La interpreto come una gran voglia di vivere. Di vivere anche la sua nuova relazione che è arrivata, bella come non ci sperava. Un Amore con la A maiuscola che le sta regalando felicità.

E’ bello vederla così serena che terminiamo la nostra chiacchierata con un abbraccio stretto stretto.