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Autosabotaggio: il conflitto invisibile che ti blocca

da Giusi Ferrario | Mar 24, 2026 | Autostima, Cambiamento

Autosabotaggio

Ci sono momenti in cui senti chiaramente cosa vorresti.
Una scelta, un cambiamento, un passo che, se fatto davvero, potrebbe portarti più vicino al successo, all’autorealizzazione, ai tuoi sogni.

Eppure non succede.

Rimandi, ti perdi in altro, ti confondi, abbassi l’asticella, rinunci.
Ti racconti che non è il momento, che ci penserai più avanti, che ora ci sono altre priorità.

E intanto resti ferma.
Non perché non vuoi, ma perché qualcosa dentro di te trattiene. 

Ti stai autosabotando.

Quando si parla di autosabotaggio si pensa spesso a debolezza, pigrizia, incoerenza.

In realtà, molto spesso, c’è qualcosa di più profondo.

Dentro di te non c’è una sola voce.
C’è una parte che desidera, che vuole crescere, cambiare, realizzarsi.

E poi ce n’è un’altra, più silenziosa ma potentissima, che frena, devia, rallenta.

E non lo fa per distruggerti. Lo fa, molto spesso, per proteggerti.

Proteggerti da cosa?

Non tanto dal fallimento o dal successo in sé,
ma da quello che potrebbero significare per te.

Perché a volte il risultato di un progetto, di una scelta, non è solo un risultato.
Diventa una misura del tuo valore.

Se va bene, forse vali.
Se va male, il rischio è che confermi ciò che temi già:
di non essere abbastanza, di non essere all’altezza, di non meritare davvero ciò che desideri. 

E allora succede qualcosa di molto sottile.

Si rimanda.
Ci si prepara a metà.
Si lasciano le cose incompiute.
Ci si adatta.
Si evita di esporsi fino in fondo.

Oppure si procrastina, si arriva impreparate, si molla proprio a un passo da un risultato importante.
O ancora, si scelgono relazioni che non possono davvero nutrire, e poi si soffre per ciò che manca.

Anche questo è autosabotaggio.

Fare, o non fare, qualcosa che finisce per allontanarti da ciò che conta davvero per te.

In fondo, la logica inconscia è questa:

se non ci provo fino in fondo, non rischio di scoprire davvero che non valgo. 

Ma c’è un livello ancora più profondo.

A volte non ti blocchi solo per paura di fallire.

Ti blocchi per fedeltà.

Fedeltà a ciò che hai imparato, assorbito, interiorizzato molto tempo fa.

Dentro di te possono vivere pensieri che non hai scelto consapevolmente,
ma che continuano a guidare le tue decisioni:

“Non è per me”
“Non posso avere tutto”
“Meglio non esporsi troppo”
“Chi si distingue viene criticato”
“È pericoloso cambiare”

Ma ce ne sono alcuni ancora più profondi. Più silenziosi. Più difficili da riconoscere.

“Se io mi realizzo, qualcuno potrebbe soffrire”
“Se vado oltre, lascio indietro qualcuno che amo”
“Se divento davvero me stessa, potrei non essere più accettata”
“Se ho successo, potrei risultare antipatica e le persone potrebbero allontanarsi”

Queste frasi non sempre si presentano in modo chiaro.

Più spesso sono sottofondo.

Ma il loro effetto è concreto:

Ti accontenti.
Ti ridimensioni.
Abbassi l’asticella.
Scegli ciò che non ti espone troppo.

Per alcune donne questo ha radici lontane.

Una madre che non ha potuto realizzarsi e che ha trasmesso il messaggio che una donna debba sacrificarsi.
Un padre svalutante,davanti al quale riuscire non dava gioia ma ansia di essere giudicata
Un ambiente in cui emergere significava essere giudicate, criticate, messe in discussione, attirare invidia.

E allora nasce un conflitto.

Da una parte il desiderio di crescere, riuscire, cambiare.
Dall’altra la paura di deludere, di essere rifiutate, di perdere amore,
di lasciare indietro qualcuno, o di uscire da un’identità conosciuta.

Non sempre ci autosabotiamo per paura dell’insuccesso. A volte ci autosabotiamo perchè riuscire sembra avere un costo relazionale, affettivo, identitario troppo alto.

E qui si tocca un punto centrale. Il modo in cui percepisci il tuo valore.

Se dentro di te senti di valere poco,
il fallimento diventa una conferma.

Ma anche il successo può fare paura.

Perché può attivare il senso di non meritarlo,
di non esserne degna,
di non saperlo sostenere. 

Così si crea un circolo vizioso.

Ti senti inadeguata,
allora ti fermi prima, ti proteggi, non vai fino in fondo.

Ma proprio quel fermarti rafforza ancora di più l’idea di non essere abbastanza.

E lo schema si ripete.

Nel breve l’autosabotaggio ti protegge:
ti evita il rischio, l’esposizione, il dolore.

Ma nel lungo l’autosabotaggio ti consuma.

Ti fa sentire incapace, incoerente,
una che non arriva mai fino in fondo.

E, a forza di ripetersi, non solo ti ferma:
ti restringe, ti spegne, ti svuota, ti annienta interiormente.

Come se ne esce davvero?

Non con più forza.
Non imponendoti disciplina.
Non dicendoti “da domani cambio”.

Il problema non è la volontà.

È il dialogo fra le parti dentro di te. 

Il primo passo è vedere.

Riconoscere il meccanismo.
Perché solo ciò di cui diventi consapevole puoi iniziare a cambiarlo. 

Il secondo passo è porti le domande giuste.

Da cosa mi sto proteggendo?
Cosa temo possa succedere se faccio davvero questo passo?
Cosa temo possa succedere se fallisco?
E cosa temo, più in profondità, possa succedere se invece riesco?

Chi potrei deludere?
Chi potrei perdere?
Quale versione di me dovrei lasciare andare?

Il terzo passo è riconoscere le credenze.

Quelle frasi interiori che sembrano verità, ma sono solo storie apprese.

Dove le hai imparate?
A chi appartengono davvero?
Sono ancora vere oggi?

Quali precetti o promesse continuano a decidere al posto tuo?

Dove hai imparato che distinguerti è pericoloso, che desiderare troppo è egoismo, che realizzarti può ferire qualcuno?

E poi c’è un passaggio fondamentale.

Separare ciò che fai da ciò che vali.

Finché ogni risultato sarà un giudizio su di te,
avrai sempre bisogno di proteggerti.

Quando invece inizi a sentire che il tuo valore non è in discussione,
il fallimento smette di essere una sentenza
e diventa esperienza.

E anche il successo diventa più abitabile.

In questo processo può essere molto utile imparare un atteggiamento più compassionevole verso di sé.

L’autosabotaggio non è sempre il segno che non vuoi abbastanza.

A volte è il segno che una parte di te
crede che riuscire, o non riuscire, abbia un prezzo emotivo troppo alto.

E finché quel prezzo resta invisibile,
continuerai a pagarlo… senza sapere perché.

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