La storia di Renéè ci parla della forza ineguagliabile dell’amorevolezza compassionevole che vince sul quel disagio chiamato Mal di vivere.

La sua narrazione parte dai suoi 4 anni, quando, durante la seconda guerra mondiale, a Parigi, dove abita con la mamma, arrivano in casa gli ufficiale S.S.

Renée è nata in una famiglia ebrea. Il papà a quel tempo è nella Resistenza, i due fratelli maggiori nascosti in montagna. La mamma, all’ arrivo dei tedeschi, la nasconde in un armadio a muro, trasferendole tutta la sua paura che immobilizza la piccola Renèe. Così, spaventata, nonostante i suoi anni, riesce a non piangere e non la trovano.

Il giorno dopo sarà messa su un camion con dei Partigiani per essere mandata presso una signora che, in cambio di soldi, promette di accudirla. La mamma, invece, nonostante sia tedesca, poco dopo sarà arrestata.

L’infanzia di Renée è già finita.

Vive in balia di quella donna che la tiene con sé solo per guadagno ma è senza cuore. La piccolina viene picchiata, trattata male e in lei cresce l’ingiustizia insieme alla  sensazione di essere stata abbandonata, allontanata dalla sua mamma. Una bambina così piccola non può capire, mi dice Renée, mentre mi racconta.

In quei giorni angosciosi subisce anche la violenza più ignobile, di cui ha custodito il segreto fino a soli venti anni fa, tanto era forte il dolore. Una violenza, il cui ricordo ha giocato poi  un ruolo pesante nel suo relazionarsi con gli uomini.

Un giorno riesce a scappare per raggiungere uno dei suoi fratelli che era ospitato da un’altra famiglia poco lontano e gli racconta  i maltrattamenti che subisce. Grazie a lui e al suo intervento Renée sarà portata presso una nuova famiglia e qui le cose cambiano. Le braccia della mamma di questa nuova famiglia diventano per Renèe un posto dove rifugiarsi. Mi dice che è l’amorevolezza di questa donna ad averle impedito di diventare cattiva. E’ così che si rende conto la stava trasformando tutta la sofferenza provata.

Finisce la guerra

Quando la guerra finisce la sua famiglia si riunisce di nuovo a Parigi, ma per pochissimo tempo.

Il fratello maggiore parte volontario paracadutista per il Vietnam, l’altro decide di non tornare dalla Svezia dove si era recato in vacanza. Sono molto più grandi di lei e sono pronti ad iniziare la loro vita adulta.

Renée rimane sola in casa con un papà completamente trasformato dalla guerra, impietrito, congelato, praticamente assente, con l’unico bisogno di evadere dalla realtà. La mamma, chissà a seguito di quale trauma durante l’incarcerazione, è diventata gravemente asmatica e ha continui attacchi che spaventano a morte la piccola Renèe. I due genitori spesso sono in conflitto e l’atmosfera in casa è molto pesante.

Anche a scuola Renée non sta bene perché l’antisemitismo non è debellato e le discriminazioni continuano.

Renée arriva in Italia

A 18 anni conosce un ragazzo che abita lontano da lì. E’ la sua occasione per andarsene da quella situazione, da quella casa in cui Renée non si sente né vista, né considerata. Tanto meno serena.  Da quel matrimonio nasceranno poi tre figli, ma lei non è felice. Anche in quella relazione non si sente né vista, né considerata. Non sono adatti l’ uno per l’altra. Renèe avrebbe ancora bisogno di una grande amorevolezza per poter lenire tutto il dolore passato e per potersi  sentire speciale e amata. Lungo quegli anni il malessere, che da tutta la vita la avvolge, si fa sempre più forte, le toglie le forze e la vitalità. Ed è così che nella sua vita di giovane donna di 35 anni inizierà ad entrare l’alcol.

E’ l’alcol a diventare la benzina per riuscire ad andare avanti e per sopportare quel malessere che ha dentro e che la divora.

Per cinque o sei anni dura il suo alcolismo che la porta a diventare quasi pazza. Mi dice che sentiva voci, aveva allucinazioni. Fino a desiderare di mettere fine alla sua vita. Tentativo per fortuna fallito. Renée entra negli alcolisti anonimi e smette di bere. Sono quasi 40 anni che non beve. Il programma, i tutor l’hanno aiutata a trovare la forza e a guardare alla sua vita per ricostruirla laddove la sua dipendenza l’aveva distrutta. Guarda in faccia la sua relazione di coppia, chiede la separazione, inizia a lavorare per rendersi indipendente, diventa molto attiva in diversi gruppi di auto aiuto.  Rimane sempre legata al suo ex marito, uniti da un reciproco senso di gratitudine per il sostegno trovato l’ uno nell’altra nei reciproci momenti di buio. E nonostante gli innumerevoli alti e bassi.

In Renée rimane però in sottofondo un mal di vivere mai completamente risolto.

L’incontro con la Metamedicina nel 2012

È la Metamedicina con le sue chiavi di lettura e il suo terapeutico approccio impermeato di compassione e quel tocco amorevole di Claudia Rainville durante un consulto che riesce a sanare definitivamente quel suo sentire fatto di inquietudine e di non senso per ciò che aveva vissuto fin da principio. Renée impara ad accogliere lei stessa la bimba che è stata, a darle l’ amore quotidiano di cui ha bisogno, a provare tenerezza e compassione e a sostenerla e a guidarla facendo della sua vita qualcosa di grande. Renée è diventata consulente di Metamedicina, la più “cresciuta” fra le consulenti. Aiuta tante persone ed è un esempio per tutti noi. Io stessa le sono grata per questo esempio.

Non è mai troppo tardi! L’ ho imparato da lei.

Renée è oggi una nonna  e una mamma dolcissima, non solo per i suoi familiari.  Ha un viso luminoso e occhi amorevoli, capaci di accogliere chi le chiede aiuto.  E’ forte e serena. Mi ha raccontato tutta la sua storia con dignità e autenticità uniche, qualità che la rendono speciale.

Grazie Renée!