Il 4 luglio del 2013 a 44 anni Beo lasciava la dimensione terrena.

Per continuare la serie di articoli in cui racconto storie di donne che si sono ritrovate a vivere esperienze difficili dalle quali sono rinate, affinchè possano essere d’ispirazione per altre donne, chiedo a Marina se se la sente di raccontarmi come ha  affrontato il lutto per la perdita del suo amato compagno Beo.  Nonostante già sapessi quanto Marina sia un’Anima grande, ciò che è risultato dalla nostra chiacchierata di due ore piena di emozione è andato OLTRE la mia aspettativa.

Del resto OLTRE è la parola che racchiude il senso di ciò che la vita le ha insegnato.

Prego di essere all’ altezza del suo grande messaggio.

A Beo,

grande Anima che mi ha accompagnata in una tratta importante di questo cammino terreno.

Grazie perché senza la strada percorsa con Te, non sarei mai arrivata qui, né alla ricerca di me stessa, né alla ricerca di una diversa comprensione del senso della vita.

Grazie di essere stato per molto tempo il mio senso della vita.

Grazie per avere scelto me ad accompagnarti nel tortuoso percorso che la tua Anima aveva scelto di fare.

Grazie perché attraverso l’esperienza con Te ho ripercorso a ritroso tutta la mia vita, permettendomi di ri-vedere le mie esperienze di sofferenza con occhi risvegliati, trasformando quelli che prima chiamavo errori in esperienze da cui trarre molti insegnamenti importanti ed essenziali.

Il posto giusto è quello dove smetti di chiederti che ora è

Questa è la dedica a Beo scritta da Marina sulla sua tesi di naturopatia. Mi sembrava il miglior modo per iniziare a trasporre in questo articolo ciò che con tanta generosità mi ha raccontato.

Iniziando a parlarmi Marina mi dice sinceramente che accompagnare Beo in quei nove mesi fino alla fine è stata l’esperienza più dolorosa della sua vita e che non ci sono possibili scorciatoie da percorrere per attraversare quel doloreAttraversarlo però è l’unico modo per riuscire a trasformarlo e per riconoscere il dono dietro a tanta sofferenza fisica e psicologico-emotiva.   E poi occorre decidere, scegliere di rinascere uscendo dal ruolo di vittima.

 Vivere e condividere con lui l’incubo della malattia e il passaggio finale, perché questo è la morte, semplicemente e solo un passaggio, ha dato ad entrambi la possibilità di risvegliare le loro coscienze, di comprendere il senso della vita e della morte, di scegliere di vivere solo ciò che davvero conta, di prendere consapevolezza di ciò che va OLTRE la materia, OLTRE il piano fisico e di provare l’ Amore Vero, quello in cui due persone si spogliano di tutte le maschere e si concedono di essere sé stesse e di rimanere una accanto all’ altra, quello che sopravvive e continua a parlare anche da una diversa dimensione.

 

 

 

 

 

 

 

In principio, racconta Mari, è stato come un fulmine a ciel sereno.

Quando credi che finalmente sia arrivato il tempo in cui vivere finalmente felici, in qualche modo ripagati dai dolori dell’infanzia e dell’adolescenza e io che conosco la storia di Marina so quanto grandi siano stati, quando pensi che sarebbe bello dopo 9 anni di convivenza iniziare a pensare ad avere dei figli, improvvisamente durante una visita per un mal di schiena scopri che  sei stata catapultata in un incubo, il mondo ti crolla addosso.

Quello che Marina ha provato è stato impotenza e disperazione., senso di ingiustizia e rabbia.

Fin dal primo momento in cui la sentenza di malattia è stata pronunciata Marina dice che nulla è stato più come prima. Beo non è stato più quello di prima, perché il tumore invade il corpo ma ti entra anche nella mente. Uno degli effetti della malattia è che ci si sente legittimati ad essere sé stessi, fregandosene di tutto ciò che improvvisamente per te non ha più valore. Le maschere cadono. Il cancro ti toglie tutto e ti lascia solo la tua essenza. Questo è ciò che Marina e Beo, insieme, hanno sperimentato.

Si sono vissuti nella loro essenza, nella loro autenticità.

Hanno visto le loro Anime e hanno potuto godere dell’amore di quelle due anime che si erano scelte. Hanno vissuto in modo trasparente insieme tutte le loro paure, le loro fragilità, le loro ferite che mai fino ad allora avevano compreso quanto fossero simili. Lei che aveva sperimentato l’abbandono da bambina, lui con le sue. Hanno combattuto insieme fino a che hanno potuto contro la sfiducia, la delusione, la tristezza di intuire che i loro sogni erano stati infranti, che la loro gioventù era stata spazzata via con tutte le speranze di felicità. Fino a quella sera del 3 luglio quando Beo le ha detto: “Amo, ora devi lasciarmi andare. Non ce la faccio più”.

E dopo una notte tribulata, nei pochi minuti che avevano a disposizione per rimanere da soli, lui le ha stretto la mano per l’ultima volta e si è addormentato per sempre mentre lei lo affidava agli angeli.

E Marina in quel momento è crollata.

Scrive nelle pagine introduttive della sua tesi:

Non potevo credere che dopo tutto quello che avevo passato, di nuovo mi ritrovavo ad un punto di apparente non ritorno… Ancora un dolore così devastante… ancora più crudele, così lacerante da non immaginare neanche lontanamente di potermi rialzare e ricominciare. La vita si era proprio accanita contro di me. La fine…stavolta era giunta la fine… Mi ritrovavo ancora lì, a terra, svuotata di ogni cosa..

Ancora una volta mi ritrovavo sola, col cuore a pezzi, senza più forze, né fisiche, né mentali, né tantomeno economiche. Mi sentivo morta dentro e nulla aveva più senso.

Poi, pian piano, lasciandosi attraversare dal dolore ha iniziato a dipanare le ombre e a cogliere i doni che le erano stati regalati.

L’amore puro e vero che si sono donati in quei mesi, un amore disinteressato e oramai slegato da qualsiasi bisogno terreno. Amore raro, la cui prova tangibile sta nei numerosi cuori che Marina a tutt’ oggi riceve quotidianamente mandati da lui, ne è certa, dall’altra dimensione in cui si trova.

Marina ha ripreso in mano la sua vita, partendo da ciò che è stata con lui di fronte alla loro essenza. Ha voluto conoscersi fin nel profondo, è riuscita  a cogliere le lezioni di vita nascoste nelle esperienze dolorose della sua infanzia, ha fatto della sua vita testimonianza del valore del perdono verso tutti quelli che l’hanno ferita, abbandonata, tradita e non rispettata.  Da vittima a creatrice di una vita fatta di Amore e di Perdono.

Nella morte c’è l’essenza della vita, mi dice e dopo averlo compreso non puoi che essere una persona migliore. E poiché Beo ha dato la sua vita affinchè entrambi lo capissimo, io non posso buttare via questa opportunità, quella di fare qualcosa di grandioso.

E c’è solo Amore in queste sue parole. Lo sento e mi commuove più che mai. Più degli attimi prima mentre mi parlava di quella disperazione provata e di quell’ iniziale senso di solitudine che ha superato.

Come?  Beo le diceva “Sento di essere parte del TUTTO”.

Non c’è separazione, non c’è solitudine.

 

 

Le chiedo cosa l’ha aiutata.

Mi dice in primis Eckhart Tolle che leggeva per riuscire a fermare la mente e stare nel presente, le sue amiche più care e preziose, il lavoro, il percorso di elaborazione del lutto fatto con una psicologa dell’Hospice, la metamedicina conosciuta pochi mesi dopo e che le ha insegnato ad ascoltarsi e ad accogliere la bambina ferita che c’era in lei, tutti i percorsi fatti a seguire per aumentare la sua consapevolezza e la capacità di intravvedere il significato di tutto ciò che vive.

Marina è una Donna serena, lucida e consapevole. Ha compreso ciò che c’è da comprendere della vita. Testimonia ogni giorno che la vita è per sempre.

Marina mi ha insegnato che la via per la trasformazione di un grande dolore passa attraverso l’accettazione.

Senza accettazione si rimane incastrati nella sofferenza. Mi ha insegnato che trasformare significa ANDARE OLTRE  per vedere i doni che anche esperienze così dolorose possono regalare. Il dolore non è mai gratuito se si riescono a trovare le lezioni dell’ Anima che nasconde e che ti fanno crescere, e se viene vissuto come occasione di realizzazione superiore. 

Grazie Marina!  Sono grata di averti come Amica.

E grazie a Beo che vive nella Luce.

 

 

Accolgo pienamente il desiderio di Marina di approfittare di questa occasione per ringraziare quegli Angeli terreni che porta nel cuore con gratitudine immensa, perché sono quelli che l’hanno accompagnata e sostenuta in quei momenti e lungo tutto il percorso fino ad oggi. Vuole essere certa che sappiano che non potrà mai dimenticarsi di loro.   

Marina porta nel suo cuore Sara, la sua cuginetta-sorella che per Amore ha superato molte delle sue paure in quei mesi, la zia-mamma Luisa, tutto il resto della famiglia, la preziosa Eliana, Maurilio fedele amico di Beo, le amiche Paola, Serena, Susanna, Samantha, Ylenia e Carlo e Fulvio.   Paolo Agnelli e la sua famiglia.    Viviana e Mauro a cui Marina è molto legata. Daniel Lumera  che con quella frase “Il dolore è Amore trattenuto” le ha fatto comprendere che la via del Perdono era lo strumento che l’avrebbe liberata. Le amiche incontrate lungo il percorso della Metamedicina che sono entrate a far parte della sua famiglia spirituale.   Grazie! Perché non tutto è dovuto… Grazie perché ci siete stati e ci siete ancora.