Claudia  è l’esempio perfetto di Donna in Rinascita. Non solo è rinata dopo il TU-More, ma continua a farlo costantemente giorno dopo giorno, scegliendo sé stessa, rimanendo nell’energia della Metamedicina, aiutando gli altri in qualità di consulente, animatrice e relatrice, per sigillare continuamente la sua guarigione profonda.

L’ho incontrata la prima volta a Sarnico, oramai anni fa, durante la nostra formazione con Claudia Rainville. Il motivo che l’ha portata a scoprire la Metamedicina è stato proprio il cancro.

“Il cancro è stato per me un’opportunità, perché mi ha insegnato a vivere!”

Queste sono le prime parole che mi dice Claudia quando inizia a raccontarmi la sua storia. “Essere arrivata così vicino alla morte mi ha permesso di riappropriarmi della mia vita in modo autentico”.

E’ iniziato tutto 10 anni fa col primo tumore al seno sinistro, per il quale ha subito una quadrantectomia. Dopo 3 anni il male è tornato ancora più aggressivo, invasivo ed elevatamente proliferante.

La prima volta ha provato tristezza, rabbia e un senso di profonda ingiustizia. Aveva solo 35 anni, mamma di due bimbe. La seconda volta il conflitto dentro di lei è stato immensamente più profondo. Sentiva che il suo corpo l’aveva completamente tradita. La disperazione l’ha avvolta completamente. Era stanca, sfinita dalla lotta contro questa malattia. Dalla prima operazione era iniziato un calvario fatto di continui, scadenziati controlli, esami e angosciose attese prima di avere i responsi. Era come essere appesa ad un filo. Di fatto non era vivere, ma solo sopravvivere fino al controllo successivo. La sera di quella terribile, seconda diagnosi Claudia si è sentita devastata ed è crollata, tanto da supplicare suo marito di portarla in svizzera per poter accedere al programma di eutanasia. Le sue energie erano completamente esaurite.

Al risveglio, dopo quella prima notte di angoscia profonda, Claudia viene spinta a prendere in mano quel libro di suo marito che tanto lei anni prima aveva denigrato, considerandolo un’idiozia, ma che era sempre rimasto sul comodino.

Era il libro di Hammer: “La medicina sottosopra”.  Claudia lo prende in mano, cerca il significato biologico del tumore al seno sinistro e quando legge che ha a che fare con un conflitto nel nido familiare, le si gela il sangue. E la sua mente si illumina. Entrambi i tumori, fra l’altro, erano stati scoperti in luglio e in un luglio di tanti anni prima, quando aveva 24 anni, sua mamma era morta suicida.

Subito Claudia pensa che se la causa del suo tumore ha a che fare con quel trauma e con quella ferita emotiva profonda, allora lì ci può essere la soluzione. Qualcosa di più e di diverso può essere fatto per sconfiggere la malattia.

Continua le sue ricerche in internet alla ricerca di qualcosa che la aiuti a comprendere meglio, che le dia una speranza di fronte a quell’infausta diagnosi. E trova un nome: Claudia Rainville, la fondatrice della  Metamedicina.

E’ fortunata. Claudia in quel periodo è in Italia e le fissa un appuntamento per un consulto.

Durante quell’incontro tutto il dolore, cristallizzato fino ad allora, inizia a sbloccarsi.

Parla, racconta di questa mamma dagli occhi tristi, da sempre molto sofferente, depressa, che cerca forza nella figlia. Una mamma che spesso ripeteva di aver rinunciato a tutto per i suoi figli, soprattutto per lei, la primogenita. Le chiede di studiare giurisprudenza perchè, prima di diventare mamma, lavorava in tribunale e le piaceva molto. Le chiede sempre di non lasciarla sola e di stare a casa con lei, anche il sabato sera. Ma poi, chissà cosa succede nella sua testa, nel suo cuore, nella sua anima. Sta di fatto che un giorno sceglie di andarsene da questa vita.

Il dolore per Claudia è immenso. Si sente abbandonata.

Sente, al contempo, di aver fallito nel tentativo di essere portatrice di gioia per sua mamma, di non aver fatto e di non essere stata abbastanza. Ed è così che quella predisposizione presente in lei, che l’aveva portata a tentare di prendersi cura di questa mamma fragile, si radicalizza. Da quel momento inizia a spendere la sua vita per far felici gli altri, dimenticandosi di sé stessa.

Abbandonando, di fatto, sé stessa.

Troppo forte la spinta di non correre di nuovo il rischio di deludere chi ama. Marito, familiari, amiche. Tutto questo Claudia ha iniziato a comprenderlo da quel primo colloquio con la Rainville e poi l’ha approfondito sempre di più, un seminario di Metamedicina via l’altro.  Alla fine del consulto la Rainville le dice: “Claudia, guarisci. E investiti di una missione. Finché avrai una missione, il tuo corpo non ti tradirà”.

Subisce una mastectomia totale e poi, iniziando il suo percorso in Metamedicina, ignora tutto il resto che le viene detto, suscitando reazioni avverse in chi pensava stesse firmando la sua condanna a morte. In realtà molti non l’hanno compresa, anzi criticata e contrastata. Ma lei, oramai, aveva promesso a sé stessa di ascoltarsi nel profondo e di scegliersi.

Comincia a prestare attenzione a quell’urlo della sua anima, decide di riprendere in mano la sua vita, cambiandone la direzione, assumendosene la responsabilità e rimettendo sé stessa al suo centro per viverla pienamente.

Comprende poco alla volta come qualsiasi conflitto avesse vissuto fino ad allora nelle relazioni, le parlasse di quella ferita di abbandono. Era successo anche poco prima del suo secondo tumore, quando aveva rotto il rapporto con la sua migliore amica. Ogni disaccordo le andava a toccare sempre quella antica corda di dolore. Prende consapevolezza che la prima volta in cui si era sentita abbandonata da sua mamma era stato quando, a due anni e mezzo, mentre nasceva il suo fratellino, era stata affidata, alle cure della nonna. E con lei era rimasta fino ai 6 anni. Claudia allora impara a prendersi cura di quella sé stessa piccolina, ancora sofferente dentro di lei. Diventa genitore di quella parte di sé.

Oggi Claudia sa esserci in primis per sé stessa, vive di gratitudine, fiduciosa nella vita. Ha fatto della Metamedicina il suo lavoro per essere d’aiuto agli altri attraverso le chiavi e gli strumenti appresi ed è felice.

Si è riconciliata con quella mamma che l’ha abbandonata, cambiando il suo sentire. Sente che quella donna fragile ha scelto di cambiare dimensione per avere le giuste energie per poterle essere d’aiuto come qui, su questa terra, non era mai riuscita a fare. E’ il suo angelo. Claudia ne è convinta. Sa che dietro ogni piccolo, grande miracolo accadutogli nella vita c’è lei.

Anche la relazione con suo marito è cresciuta in questi ultimi anni.

Il loro amore, oggi, è quello di due persone che sanno di essere degli interi completi, che non hanno bisogno dell’altro per essere felici, ma che ogni giorno scelgono di donarsi l’uno all’altra. Facendo tesoro ognuno dell’unicità dell’altro.

Il messaggio che Claudia dona ogni giorno a chi la incontra è frutto della sua esperienza:

Tutto ciò che ci accade non avviene mai a caso. Nemmeno la malattia. Comprendere la causa, il senso, il messaggio del sintomo ci permette di renderci responsabili della nostra guarigione.

Il mantra che ogni giorno la guida è una frase di Madre Teresa di Calcutta:

Non possiamo aggiungere giorni alla nostra vita, ma possiamo aggiungere vita ai nostri giorni.

Trovo sia perfetto!

Grazie Claudia per questa tua testimonianza che hai portato anche  al congresso nazionale di estetica oncologica in novembre. Grazie per il tuo esempio. Grazie per svolgere la tua missione con così tanta passione nella tua regione, le Marche.