ci si sposa sempre in 4Ci si sposa sempre in 4. Non esserne consapevoli può portarci a vivere infelici la nostra relazione.

Nel nostro vivere quotidiano ci può capitare di avere dei malesseri, delle difficoltà relazionali, ci può capitare di sentirci bloccati in una situazione o di avere l’impressione di vivere sempre lo stesso film senza riuscire mai ad uscirne.

La maggior parte delle volte lavorando su queste difficoltà e scendendo in profondità si può arrivare a prendere coscienza che l’origine di tutto questo è strettamente legata ad un vissuto molto antico, ad una ferita, ad una credenza che si è impressa nella nostra memoria emozionale e da lì ci guida nella nostra inconsapevolezza.  Con la Metamedicina si può andare ad accogliere il nostro bambino interiore, il bambino che siamo stati, che ha dei sentimenti di dolore mai superati, mai metabolizzati  e che sono lì vivi dentro di lui, sospesi, a guidare l’adulto che è diventato, facendolo reagire ogni qual volta la corda connessa con quella ferita viene toccata.

Portare alla coscienza tutto ciò che sta all’origine delle nostre difficoltà è il primo passo per poter poi andare a sciogliere una ferita, per andare a trasformare un meccanismo, per andare a perdonare il dolore e liberare il nostro cuore.

Anche Missildine, neuropsichiatra americano dice che il bambino che siamo stati è vivo e vegeto dentro di noi fino alla fine dei nostri giorni. E se ha una sofferenza farà di tutto finchè in un modo o nell’altro noi si finisca per ascoltarlo. Servisse, non solo mettendoci i bastoni fra le ruote nelle relazioni con gli altri, ma anche parlandoci attraverso dei sintomi.

I sentimenti che ha provato quel bambino determinano e a volte dominano i rapporti che abbiamo con gli amici, coi colleghi, col partner e coi figli. Interferiscono col modo di agire dell’adulto.

Allora nei litigi col nostro partner, per esempio, potremmo accorgerci che il problema non è tanto com’è Lui o Lei ma la tal cosa detta o non detta, fatta o non fatta che ci riporta, in un nano secondo, alla nostra infanzia quando abbiamo sentito di essere stati trattati in un modo che ci ha fatto soffrire.

Che ci piaccia o no dunque, dice Missildine, noi siamo sia il bambino che eravamo e che vive nell’ atmosfera emotiva del passato e che spesso interviene nel presente, sia l’adulto che siamo diventati che invece tenta di andare oltre il passato che è stato, per costruire il suo futuro. Spesso questo adulto rinnega, tacita, cerca per lo meno di azzittire quei capricci, quel puntare i piedi, quei sentimenti che vengono dal passato del bambino. Per far questo si dà da fare, non si ferma mai, cerca di essere razionale, indossa maschere, si corazza. Gli può capitare di vergognarsi di fronte a certe sue reazioni particolarmente impulsive o piene di emotività incontrollabile o di fronte a certi comportamenti infantili che sono proprio espressioni del bambino che è stato che scalpita da dentro. Succede spesso quando si sente più vulnerabile o stanco. E’ il suo bambino che viene a galla.

Solo andando a guarire certe lontane ferite potremmo davvero chetare quel bambino facendolo così smettere di interferire nella nostra vita di adulti. E poi potrà solo arricchire la nostra vita riconnettendoci con la nostra parte più intima, autentica, divina, creativa e libera, spontanea, quella parte straordinariamente consapevole del suo potere personale.  Se avete a che fare con un bambino sapete come reagisce quando cercate di aiutarlo a fare qualcosa. Quasi sempre dice con puntiglio “Faccio Io”. Perchè non pensa di non poterci riuscire. E quando per esempio alla scuola materna costruisce qualcosa con il pongo ne va fiero!  Non gli importa di come l’hanno fatto gli altri lo porta a casa come fosse il trofeo più bello.

Il bambino che siamo stati ha spesso dovuto adeguarsi a regole, schemi per lui incomprensibili o alle esigenze degli adulti. Ha dovuto obbedire senza discussioni. Ha sentito le aspettative gravare su di lui e a volte il biasimo e il disappunto che gli ha fatto pensare di essere inadeguato o senza valore.  Può essersi sentito umiliato, abbandonato, rifiutato, tradito, trascurato. Può aver sentito di essere vittima di un’ingiustizia. Può aver sentito che i suoi sentimenti o i suoi bisogni venivano sminuiti, calpestati, non ascoltati.

Un aspetto estremamente importante da sapere è che come il bambino si è sentito trattato, continua a trattare sé stesso finchè non ne diventa consapevole e sceglie di cambiare modalità. Non solo. E’ così che molto probabilmente tratterà anche gli altri.

Se il bambino che siamo stati vive sempre dentro di noi, quando si inizia una relazione la si inizia dunque sempre in 4. I due adulti e i due rispettivi bambini che sono stati. Non tenerne conto può portare a vivere relazioni infelici. Occorre riuscire a vedere quei due piccolini, accoglierli, guarirli o trovare dei compromessi affinchè tutti e 4 si sentano rispettati e ascoltati e nessuno si senta tiranneggiato da uno degli altri tre.

Nella relazione, più che in qualsiasi altra situazione, il bambino del passato manifesta in modo più evidente ed esprime con maggior intensità le sue esigenze, bisogni, desideri, atteggiamenti e reazioni alle ferite che sente dentro di sé.  I due bambini vedono nel partner l’ occasione di poter realizzare i vecchi sogni. Può essere che questi sogni siano in armoniosa risonanza con l’atmosfera emotiva vissuta nella sua famiglia d’origine  e dunque può volerla ricreare. Oppure potrebbe essere che siano in opposizione a ciò che ha vissuto perchè in quell’ atmosfera ha sofferto. In questo caso vorrebbe creare un’ ambiente diverso in cui curare le sue sofferenze o dedicarsi a bisogni che erano rimasti insoddisfatti.  Questi sogni, qualunque essi siano potrebbero andare a scontrarsi con quelli del bambino interiore del partner.  Da qui i problemi.  In principio entrambi i partner sono indotti a pensare che nella nuova famiglia sarà possibile costruire senza intoppi  il clima ideale per vivere sereni. Poi in questo spazio d’ intimità emotiva i bambini iniziano a tornare facilmente a galla e  possono iniziare i problemi.

Le principali aree di conflitto riguardano i comportamenti in casa, i rapporti col denaro,  le modalità di manifestare i propri sentimenti, come divertirsi e l’intimità nel letto. In queste aree ciò che si è vissuto da bambini può far emergere le abitudini, le regole, le credenze, le paure, le fragilità, i limiti, le reazioni, i bisogni, le sofferenze di allora. Ecco che dunque un lavoro di consapevolizzazione, imparare a diventare genitori di sé stessi e una ricerca di giusti compromessi fra i partner possono andare a sciogliere le possibili incomprensioni e a superare gli screzi fra loro.